Questo è un progetto di natura sociale, fondato sull’auto-organizzazione e sul mutuo soccorso tra cittadini, indipendentemente dall’intervento diretto dello Stato. La premessa è realistica: le risorse pubbliche disponibili per sostenere la popolazione anziana saranno sempre più limitate, e sarebbe ingenuo aspettarsi che il problema si risolva solo dall’alto. L’obiettivo è quindi costruire dal basso reti di solidarietà concrete, capaci di affiancarsi – e non di sostituirsi – a ciò che lo Stato già fa.

L’auspicio, dal punto di vista politico, è che indipendentemente dalla visione e dallo schieramento, vi sia la volontà di favorire – sul piano organizzativo e, quando necessario, anche giuridico – la nascita e lo sviluppo di iniziative di autoaiuto. Non si tratta di chiedere alla politica di rinunciare al proprio ruolo, ma semmai di amplificarlo: sostenere ciò che i cittadini sono in grado di fare da soli è una delle forme più intelligenti ed efficaci di servizio pubblico.

Un punto di incontro possibile

Prendersi cura della popolazione, migliorare la qualità della vita degli anziani e sostenere le famiglie in difficoltà non è una bandiera di destra o di sinistra: è un interesse comune, trasversale a ogni orientamento. Potrebbe essere proprio questo il terreno su cui costruire, almeno occasionalmente, accordi e iniziative condivise tra forze politiche diverse. Chi fa politica con l’intenzione genuina di servire i cittadini ha qui un’occasione concreta per dimostrarlo, andando oltre le polemiche quotidiane e lavorando su risultati tangibili.

Purtroppo, come accade in quasi tutti i Paesi del mondo e non solo in Italia, la politica tende spesso a comportarsi come i “polli di Renzo”: più tempo viene impiegato a criticare l’avversario che a cercare soluzioni condivise. Il risultato è che problemi reali e urgenti restano irrisolti, mentre il dibattito pubblico si consuma in sterili contrapposizioni.

Il “Friendly Friday”: un’idea semplice

Google ha una politica che permette ai propri dipendenti di dedicare un giorno alla settimana a progetti di loro interesse, concordati con l’azienda. Da quella pratica sono nati Gmail e Google Maps. In molte aziende esiste il “Casual Friday”, in cui si lascia da parte la giacca e si lavora in modo più informale e creativo. Perché non immaginare, nella routine settimanale dei politici, un “Friendly Friday”: una giornata in cui si toglie la “giacchetta colorata”, si lasciano da parte le polemiche e si ragiona insieme – con cuore e buon senso, prima che con il “cervello politico” – su progetti concreti e utili per i cittadini?

Del resto, anche il Padreterno si è preso un giorno di riposo nella settimana.

Gli esempi non mancano

La storia è piena di esempi di chi è riuscito ad andare oltre le divisioni: nel rugby, il “terzo tempo” è la tradizione che vuole squadre avversarie, arbitri e tifosi riuniti insieme dopo la partita, a mangiare e bere, trasformando gli avversari in amici. L’Unione Europea è stata costruita da nazioni che per secoli si erano fatte la guerra, causando decine di milioni di morti: eppure hanno trovato il modo di sedersi allo stesso tavolo e costruire qualcosa di nuovo.

Se ci fosse almeno uno spazio settimanale in cui ragionare insieme, senza che qualche giornalista gridi all'”inciucio” o al “cambio di casacca”, forse qualche idea utile potrebbe nascere davvero. Le idee emerse potrebbero essere realizzate da chi ha la maggioranza attraverso le proprie strutture, o promosse autonomamente da chi è all’opposizione attraverso le proprie reti organizzative. Non è necessario un accordo formale per fare del bene: basta la volontà di provarci.

Purtroppo non dipende da questo sito. Ma lanciare l’idea, almeno, costa poco.

By Staff